Mi iscrivo all'ANPI perché...

«Mi iscrivo all’Anpi perché...» La carica dei giovani partigiani
di Gabriella Gallozzi

Antifascista. Che bella parola. E soprattutto non sa di «marmellata», come il pensiero unico che sta invischiando il nostro presente. Dice subito da che parte si sta. Quella giusta. Quella che scelsero in tanti, oltre sessant’anni fa, pagando anche con la vita, per fare di questo paese un luogo di libertà e democrazia. Ripartiamo da qui. Sono tanti, tantissimi e soprattutto giovani, infatti, i nuovi «antifascisti» che hanno scelto di essere «volontari per la democrazia» iscrivendosi all’Anpi, la storica associazione dei partigiani che, negli ultimi anni, ha aperto le porte anche a chi la Resistenza non l’ha vissuta. Un modo per passare il testimone alle nuove generazioni. Per continuare a far vivere la memoria, messa a rischio dalla scomparsa degli stessi protagonisti, oltre che dal violento revisionismo di regime. Una nuova Resistenza, dunque, alla quale si sono iscritti in oltre 110mila, almeno 20mila in più dell’anno scorso col titolo di «antifascisti», appunto. E che avrà il suo momento clou nella seconda Festa Nazionale dell’Anpi, dal 24 al 27 giugno ad Ancona: Italiani di Costituzione. Sul sito (www.anpifesta.org) stanno arrivando adesioni da tutta Italia e non solo. Mentre è continuo il flusso di richieste d’iscrizione all’Anpi. Chiedono come si fa, dove possono trovare la sede dell’Associazione. Ma soprattutto spiegano il perché. Cose «pratiche» come organizzare un’assemblea all’università di Teramo, per esempio, che chiede un ventitreenne per rispondere «alla violenza di squadristi fascisti» che hanno accoltellato tre giovani, nell’indifferenza collettiva. Oppure indignazione e «vergogna» per questa classe politica come scrive un cittadino di Salerno dopo aver ricevuto la lettera della Provincia in cui si dice che «i partigiani non hanno fatto nulla per liberare l’Italia dal nazi-fascismo. Ma sono stati gli americani». I PIÙ GIOVANI Tanti sono i ragazzi. C’è pure un quattordinenne che chiede un modo per mettersi «in contatto con qualcuno che mi racconti la sua Resistenza». Una ventottenne che «confessa» di aver scoperto l’esistenza dell’Anpi «guardando Annozero » e che desidera «confrontarsi con persone LIBERE, che riconoscono il valore della nostra COSTITUZIONE e intendono difenderla». Un trentenne, di Frosinone, che vorrebbe aprire lui una sede dell’Anpi perché «qui i ragazzi hanno preso una deriva destrorsa e fascistoide». Anche dall’estero sono tantissime le richieste. C’ è chi scrive dal Belgio, dalla Germania, dalla Spagna, dalla Svizzera. «Sono un’italiana “migrante”, figlia di migranti italiani», scrive Chiara, che chiede l’iscrizione perché «vorrei almeno dire a mio figlio di 6 anni che la mamma d’ora in poi cerca di dare un segnale, associandomi con persone giuste visto che da sola si combina poco». C’è poi chi lancia delle proposte per il futuro: «Sarebbe bello che quando qualcuno si iscrive - suggerisce Giorgio - gli venga affidato il nome di un partigiano così da prendere in carico la storia e la testimonianza del compagno che ci ha lasciato. Avremmo così tramandato alle nuove generazioni il ricordo e la storia di un uomo o una donna che non abbiamo conosciuto ma che ci ha liberato dal fascismo». E c’è ancora chi vorrebbe diventare «partigiano simpatizzante», come scrive un 54enne che vive a Bari: «è inutile stare a dire i motivi di questa scelta. Lo potrei fare per mio nonno, per mio padre, per mio zio, ma sono troppo vecchio per fare il romantico. E allora io dico: mi voglio iscrivere per me. Voglio in questo modo testimoniare il bisogno di appartenenza. O se vogliamo di assenza di figure e/o organizzazioni capaci di rappresentarmi». Desiderio di appartenenza, dunque. Andata delusa dall’universo politico. È questa la richiesta più sentita dai nuovi «antifascisti» che si raccolgono intorno all’Anpi. «Io e mio marito - scrive una coppia - custodiamo la gratitudine per tante donne e uomini che con il loro sacrificio ci hanno regalato la democrazia che persone indegne stanno cercando di toglierci. Abbiamo deciso di iscriverci all’Anpi per darvi forza. Crediamo che sia ora di una nuova resistenza contro la barbarie più sottile, ma non per questo meno pericolosa che pervade il nostro paese. Grazie per quello che fate». ROMA ggallozzi@unita.it
9 giugno 2010
pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 40) nella sezione "Culture"