Nota Anpi Padova sul film: "Il segreto di Italia" del regista Belluco

Abbiamo sentito il dovere, come dirigenti padovani dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), di assistere all’ anteprima del film “ Il segreto di Italia”, di cui è regista Antonello Belluco. Sapevamo infatti che il tema centrale del film è l’eccidio di fascisti perpetrato da partigiani garibaldini e militari della Divisione Cremona a Codevigo, fra la fine di Aprile e i primi di Maggio del ‘ 45.
Adesso che abbiamo adempiuto a questo nostro dovere sentiamo di esprimere tutta la nostra delusione e il nostro disappunto, perché riteniamo il film esteticamente assai brutto e storicamente approssimativo, quando non del tutto fazioso .
L’opera filmica di Belluco è confusa e contraddittoria nel rapporto fra passato e presente, fra rievocazione e attualità; l’interpretazione della grande maggioranza degli attori è approssimativa e dilettantesca; la ricostruzione degli ambienti rurali degli anni ‘43 e ‘45 almeno improbabile ( un coltivatore diretto di Codevigo che possiede la Balilla in tempo di guerra!); il dialetto veneto esibito da Romina Power e altri attori è una koinè inventata e talora ridicola; molti dei personaggi sono macchiette da compagnia dilettantistica; il paesaggio agrario dell’ epoca è ricostruito in maniera oleografica, con scivolate patetiche alla Mulino Bianco ecc.
Sul piano storico, poi, Belluco, che, oltre alla regia, ha cofirmato soggetto e sceneggiatura , presenta una Codevigo del tutto irreale: occupazione tedesca e collaborazionismo fascista dipinti come periodi di tutta tranquillità; abbandono del paese da parte dei nazisti avvenuto non si sa come e non si sa ad opera di chi; episodi realmente e tragicamente avvenuti, prima dell’ eccidio, come l’ assassinio a sangue freddo, da parte dei fascisti, del prigioniero neozelandese Thomas Gay nascosto nelle valli di Fogolana, trasformato nella sua semplice consegna ai tedeschi; l’ assassinio di Vittorio Antonio Lorenzetto ( il matto di paese nel film) , anche questo tragicamente reale, perpetrato, sempre ad opera dei fascisti locali , viene benevolmente e non casualmente trasformato dal regista-soggettista in una finta esecuzione.
Assai sfumata, nella ricostruzione della fiction, l’origine ravennate della stragrande maggioranza degli uccisi fascisti a Codevigo, prelevati dai partigiani garibaldini, anch’essi ravennati e dai militari cremonini, in diverse località del Veneto . Non abbiamo dubbio alcuno che la totalità dei morti di Codevigo, ravennati e locali, siano state vittime di una furia giustizialista sommaria, inaccettabile e barbara; escludiamo però che tutte quelle vittime possano essere definite innocenti. Fra i ravennati vi erano molti fascisti che si erano distinti, fino all’ arrivo degli Alleati in Romagna- estate 1944- nel comandare la repressione antipartigiana e nel condurre, a fianco dei nazisti, azioni di rappresaglia contro le popolazioni civili; e i più anziani di loro, nei primi anni Venti, erano stati squadristi in prima fila nel reprimere il movimento dei braccianti e dei contadini di quelle zone.
Tutte queste premesse nel racconto di Belluco non esistono; tutto si annega in una melassa qualunquista in cui sono tutti uguali: veneziani, padovani, austriaci, fascisti, tedeschi, comunisti ; l’ideal tipo di Belluco è il parroco di Codevigo che, con beota ingenuità, predica alle sue pecorelle che la guerra è finita, che adesso ci si deve voler tutti bene, che fra chi è stato fascista e chi non lo è mai stato, o che al fascismo si è opposto, non c’è nessuna differenza . Come se il paese, Codevigo, non avesse mai conosciuto le sofferenze, le divisioni, le ingiustizie sociali, la repressione.
Da antifascisti che ritengono che l’eccidio di Codevigo sia stato una grande ingiustizia, che rappresenti una macchia nera per il movimento partigiano, siamo profondamente delusi dell’ incapacità di un artista di rappresentare credibilmente il processo con cui si è arrivati a tanto odio: di ricostruire le violenze e le ingiustizie che hanno preceduto quell’ esito funesto. Dissentiamo profondamente da Belluco, che rappresenta il fascismo come un regime innocuo e da operetta: no, Belluco, il fascismo fin dagli inizi fu un regime di oppressione, di aggressione e di violenza e scatenò nell’Italia una guerra civile crudele, di cui l’eccidio di Codevigo fu il tragico- e ingiusto, lo ripetiamo- sanguinoso esito.

Floriana Rizzetto, Presidente Provinciale ANPI Padova
Maurizio Angelini, Vice Presidente Provinciale ANPI Padova e Coordinatore Regionale del Veneto
Emidio Pichelan, componente Comitato provinciale ANPI Padova
Cell. 3333528822-3397254579-3400599861

Padova, 20 novembre 2014
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